20^ Conferenza Internazionale Case Passive 2016 a Darmstadt

Una decina di giorni fa abbiamo preso parte alla Conferenza Internazionale Case Passive, svoltasi a Darmstadt, in Germania.

Giunta alla ventesima edizione, questo evento dedicato alle Case Passive riunisce ricercatori, progettisti, esperti del settore e ditte specializzate da tutto il mondo.

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Questa è la terza Conferenza alla quale prendiamo parte, dopo l’edizione di Aquisgrana del 2014, e quella di Lipsia l’anno scorso.  Ci rendiamo ora conto di alcuni cambiamenti in atto all’interno del mondo “passivo”, primo tra tutti il sempre maggior interesse da parte del mercato cinese nei confronti di questo standard costruttivo.

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Un’immagine degli spazi espositivi della Conferenza.

Il programma della Conferenza, divisa in ben sedici sessioni, si è articolato nell’arco di due giorni molto intensi, con tre sessioni plenarie, e decine di presentazioni a cura di relatori provenienti da ogni parte del mondo.

Lungi dal voler coprire l’intero programma, cerchiamo qui di illustrare le sessioni alle quali abbiamo assistito.

DURABILITA’ DEGLI EDIFICI PASSIVI

Il tema principale dell’edizione 2016 è stata la durabilità delle costruzioni: non a caso, quest’anno ricorre infatti anche il 25° anniversario della Casa Passiva di Kranichstein. Dopo i progetti pilota degli anni Settanta e Ottanta, tra i quali il Rocky Mountain Institute, questo edificio può infatti essere considerato come la prima Casa Passiva “moderna”.

In questa occasione, il Passivhaus Institut ha eseguito numerosi test sull’edificio, in merito all’invecchiamento degli isolanti e delle vetrocamere, alla pulizia dell’impianto di ventilazione meccanica e alla qualità dell’aria, così come sulla tenuta all’aria dell’involucro termico.

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Costruita nel 1991, la Casa Passiva di Kranichstein consente oggi di studiare la durabilità di isolamenti, tenuta all’aria, ventilazione meccanica ecc..

Vista l’importanza di queste analisi, avremo modo di dedicare un articolo ad illustrare nel dettaglio i risultati.

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Un’immagine dell’interno dell’impianto di ventilazione meccanica della Casa Passiva di Kranichstein: dopo venticinque anni, se i filtri vengono correttamente puliti, le tubazioni rimangono perfettamente salubri.

Una sessione importante della Conferenza ha riguardato anche il monitoraggio di diversi edifici passivi, residenziali e non, nell’arco di diversi anni.

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L’Energon di Ulm: un edificio per uffici, del quale è stato presentato il monitoraggio di dieci anni di uso. (Le apparecchiature utilizzate al suo interno comportano un alto fabbisogno di energia primaria, pertanto l’edificio non è certificabile con il PHI, per quanto l’involucro sia di ottima qualità).

A venticinque anni dal completamento della Casa Passiva di Kranichstein, le migliaia di edifici passivi costruiti in diversi climi del mondo rappresentano oggi uno “storico” che conferisce validità allo standard.

CLIMI CALDI: L’ORGOGLIO DEL SUD

Dopo aver visto le ottime presentazioni dei nostri colleghi “meridionali”, presi dall’entusiasmo, avremmo voluto intitolare l’intero articolo “Darmstadt risplende di sole dal sud”. In seconda battuta, un titolo del genere è parso fuori luogo: nell’arco di una settimana trascorsa in città, è piovuto, grandinato e nevicato. Il sole si è fatto vedere solo il giorno del nostro arrivo, per poi sparire dietro una coltre di nubi.

Il valore dell’intera sessione dedicata ai Climi Caldi, svolta con Jurgen Schnieders e diretta da Francesco Nesi, è stato di dimostrare l’ottimo lavoro svolto nell’ambito delle Case Passive in paesi quali Spagna, Grecia, Turchia, Cipro, ma anche Australia e Italia. In questi paesi più che altrove, l’ostacolo principale alla diffusione delle Case Passive è culturale, costituito da luoghi comuni, e dalla mancanza di conoscenza della materia da parte di tanti professionisti del settore.

Oliver Style ha presentato il monitoraggio di una Casa Passiva in paglia, realizzata nei pressi di Barcellona, durante un periodo estivo caratterizzato da temperature molto più alte della media, a causa dei cambiamenti climatici.

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Oliver Style mostra le anomalie nelle temperature estive in Europa.

Grazie alla qualità dell’involucro termico, che conferisce all’edificio un’alta costante di tempo, lo standard Casa Passiva si dimostra una garanzia, anche nel caso di eventi climatici eccezionali, sia dal punto di vista invernale che estivo.

Nasia Roditi e Stefanos Pallanzas hanno presentato il progetto “Passivistas: the house project“: si tratta del primo caso, in Grecia, di riqualificazione energetica integrale di un edificio con protocollo EnerPHit.

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Un momento della presentazione del progetto “Passivistas”.

Realizzato anche grazie ad una campagna di crowd funding, e con l’aiuto di diversi progettisti CEPHD greci, questo progetto dimostra l’importanza e l’economicità delle riqualificazioni energetiche del patrimonio edilizio anche in climi caldi.

Esteban Pardo Calderòn ha mostrato la diffusione dello standard Casa Passiva negli edifici pubblici nel nord della Spagna.

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Calceròn illustra alcuni edifici pubblici in Spagna, realizzati con standard Casa Passiva.

 

Tugba Salman Gurcan, di Ekho, ha illustrato un edificio pubblico certificato Casa Passiva e LEED Platinum, con un confronto dei costi e dei benefici di entrambi gli standard per il comfort delle persone e la sostenibilità ambientale dell’edificio.

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Il sito di progetto, nella Turchia centro-meridionale.

Marco Pietrobon, del Politecnico di Milano, ha illustrato un sondaggio svolto su persone che abitano in edifici passivi in diverse regioni d’Europa, per determinare i livelli di comfort e l’influenza data dal comportamento degli utenti sull’edificio.

Paris Fokaides ha mostrato il monitoraggio di un edificio passivo a Cipro, con un confronto tra le condizioni termoigrometriche registrate nell’arco del periodo estivo, con diversi standard di comfort.

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Paris Fokaides illustra l’edificio passivo monitorato a Cipro.

Nel nostro piccolo, abbiamo avuto modo di illustrare il primo sistema costruttivo certificato dal PHI per Case Passive in clima caldo.

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Un momento della nostra presentazione.

Il tema è di grande importanza per la diffusione dello standard passivo nel mondo. Avremo modo di illustrare, ad esempio, le potenzialità per il mercato americano alla prossima Conferenza Case Passive di New York, il prossimo giugno.

 

OBIETTIVO ZERO: CASE PASSIVE E FONTI RINNOVABILI

Venendo al tema dell’integrazione di Case Passive e fonti rinnovabili, abbiamo assistito a diverse analisi di come il mercato dell’energia si stia evolvendo, tra la riduzione del fabbisogno, e il minore impatto ambientale dell’energia stessa.

Tobias Loga dell’IWU ha mostrato come l’obiettivo “Net Zero” porti facilmente a fraintendimenti: a seconda che il calcolo “consumo – produzione” sia effettuato su scala annuale, mensile, giornaliera o oraria, il risultato può variare notevolmente a parità di edificio ed impianto. Se infatti un edificio può apparire “net zero” da un calcolo su base annuale (ossia con una produzione di energia pari o superiore al consumo, nell’arco di un anno), un calcolo orario può facilmente dimostrare come produzione effettiva e consumi istantanei facciano sì che la copertura effettiva, data dalle rinnovabili, possa essere molto inferiore al 100% – addirittura attorno al 50%.

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Confronto tra calcolo su base annua, mensile, giornaliera o oraria: a parità di edificio ed impianto, tanto più è preciso il calcolo, tanto meno “net zero” risulta l’edificio.

La dotazione di eventuali batterie elettriche non fa la differenza, come illustrato in seguito.

Rainer Vallentin ha posto una critica al nuovo metodo dell’energia primaria rinnovabile PER (Primary Energy Renewable), disponibile dalla versione 9 del PHPP. Le critiche, concentrate principalmente sul calcolo delle emissioni di CO2, hanno portato ad alcune modifiche comprese nella versione 9.6 del PHPP, disponibile in inglese in estate.

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Vallentin illustra la sua critica al metodo PER, in termini di emissioni di CO2.

Marc Grossklos dell’IWU ha mostrato il monitoraggio di un edificio passivo di 17 appartamenti, dotato di impianto fotovoltaico e di cogenerazione.

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Un’immagine dell’edificio.

L’obiettivo del monitoraggio è stato di verificare l’aumento di autonomia energetica dell’immobile, in base alla produzione elettrica in sito (cogenerazione d’inverno, fotovoltaico d’estate), e alla dotazione di batterie elettriche per aumentare l’autoconsumo.

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Schema illustrativo della generazione di energia: calore (destra), e corrente elettrica (sinistra).

Il monitoraggio ha mostrato come la dotazione di batterie elettriche consenta un aumento dell’autoconsumo dell’energia prodotta in sito, ma anche che questo rimane limitato ad un 8%.

Le conclusioni sono state che, anche in presenza di due fonti autonome di produzione elettrica (cogenerazione e fotovoltaico), non è attualmente conveniente puntare ad una “autarchia” elettrica superiore al 90% del fabbisogno totale.

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I risultati del monitoraggio.

 

SVILUPPI PER LA PROGETTAZIONE

Nella sessione dedicata ai tool per la progettazione, Harald Malzer ha illustrato le novità per la prossima versione 2.0 di DesignPH, il plug-in di SketchUp per la progettazione preliminare di edifici passivi.

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Malzer durante l’illustrazione delle novità di DesignPH 2.0

La novità più importante della versione 2 è senza dubbio il nuovo calcolo dell’ombreggiamento, ricavato all’interno del modello 3D per ogni singola finestra, in base alla geometria propria e agli oggetti circostanti.

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Un’anteprima del nuovo calcolo dell’ombreggiamento in DesignPH.

Sarà poi possibile esportare il risultato del calcolo di ombreggiamento in PHPP.

La data di uscita di questa versione di DesignPH non è stata ancora fissata .

Non ci resta che attendere.

Avremo modo di illustrare l’utilità di DesignPH al corso in programma a Bolzano, il 27 maggio prossimo.

CONCLUSIONI

Dopo l’edizione del 2014 ad Aquisgrana (Aachen), e del 2015 a Lipsia (Leipzig), anche questa Conferenza ci lascia soddisfatti (ed esausti).

Al di là dei luoghi comuni, lo standard passivo si sta diffondendo in varie parti del mondo, in primis in Cina: il numero di partecipanti provenienti da questo paese è visibilmente in crescita.

La sessione sui climi caldi ci ha lasciato molto orgogliosi del lavoro svolto dai colleghi “meridionali”, a dimostrazione di come l’efficienza energetica e il comfort rappresentino un valore aggiunto, e che siano economicamente convenienti anche in climi meno rigidi della Mittel-Europa.

Come per le edizioni precedenti, la parte più interessante della Conferenza è incontrare di persona colleghi da altri paesi, che si trovano ad affrontare problemi del tutto simili ai nostri – anche per quanto riguarda i luoghi comuni.

Non è stato ancora annunciato dove si terrà l’edizione 2017 della Conferenza – voci di corridoio sostengono la città di “W”.

 

 

4 responses to 20^ Conferenza Internazionale Case Passive 2016 a Darmstadt

  1. paolo

    Tutte le slides dovrebbero esse patrimonio dell umanità libero e pubblicato ovunque.
    Se da un lato si può capire la parte business che gira attorno a questo mondo …
    dall altro stiamo parlando di una diminuzione colossale di Co2 prodotto dal
    vivere a livello globale.
    vedesi obblighi di costruzione con protocollo passivhaus a dublino
    e simili in molte altri parti del mondo

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    • Enrico Bonilauri Post Author

      Paolo non sono d’accordo: stiamo parlando di centinaia di ore di lavoro di gente preparata e competente. La ricerca, la migliore preparazione e il migliore lavoro vanno compensati. Pagati. Altrimenti, il risultato lo vediamo già nelle nostre città, abbandonate ad un livello di qualità da “massimo ribasso”.

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  2. sandrin

    la gente non spende,
    piuttosto compra una classe B fatta male, inquina CO2 e poi saran problemi degli eredi che ringrazieranno.

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    • Enrico Bonilauri Post Author

      Più che alla prestazione energetica o della CO2, mi preoccupa la salubrità degli edifici che vengono realizzati oggi in Italia. L’ignoranza in materia di comfort e qualità dell’aria fa si che buona parte degli edifici costruiti oggi siano più malsani di quelli costruiti vent’anni fa. Troppi tecnici ignorano, ad esempio, il valore della ventilazione meccanica al fine della qualità della vita negli edifici che costruiamo. Si sopravvaluta al traspirabilità delle strutture, si sopravvaluta l’efficacia della ventilazione naturale – e si sopravvaluta la qualità dell’aria esterna, portandosela in casa senza filtrarla.

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