Muffa, condensa e isolamento interno: quando la cura è peggio del male

Affrontiamo il problema di muffa e condensa con due esempi reali, con l’isolamento termico sul lato interno.

In entrambi i casi, le soluzioni sono state scelte in modo empirico, senza un’analisi tecnica, e si sono dimostrate peggiori dei mali ai quali si voleva porre rimedio.

Gli esempi provengono da due edifici residenziali distinti, entrambi in provincia di Reggio Emilia.

Il primo caso riguarda un sottotetto abitabile, che presenta problemi di condensa: qui viene illustrato con simulazioni agli elementi finiti. Il secondo è una camera da letto, che presenta problemi di muffa, della quale riportiamo alcune fotografie (compresa quella del titolo).

IL PROBLEMA

Nel primo esempio, sottotetto presenta problemi di condensa superficiale interna, in corrispondenza del cordolo in cemento armato tra parete in muratura e tetto in legno.

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Ricostruzione del dettaglio costruttivo del cordolo perimetrale in cemento armato.

Di per sé, il nodo tetto-parere rappresenta un ponte termico geometrico – tutti gli spigoli dell’involucro termico, in fondo, sono ponti termici di questo tipo. A questo si aggiunge il ponte termico dato da un materiale, il cemento armato, che “disperde” più calore rispetto alla muratura. La parete esterna, in muratura portante tradizionale, al momento non è isolata; la presenza del cordolo in c.a. è dovuta a motivi antisismici.

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Il maggior flusso di calore in corrispondenza del nodo tetto-parete, dovuto alla geometria della struttura e alla presenza del cordolo in cemento armato.

Come si evince dall’immagine, la combinazione della geometria delle strutture, e la presenza del cordolo in cemento armato, contribuiscono a creare un flusso termico maggiore verso l’esterno: un ponte termico.

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Le isoterme in corrispondenza del nodo tetto-parete

Questo maggiore flusso termico comporta temperature superficiali interne più basse, con una conseguente diminuzione del comfort all’interno dell’ambiente.

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Simulazione di condensa secondo UNI EN ISO 13788, in assenza di ventilazione meccanica controllata.

Dal punto di vista della salubrità, inoltre, queste temperature interne più basse consentono la formazione di muffa o addirittura condensa sulla superficie interna della parete. Questo fenomeno è tipico in edifici anche ad alta efficienza energetica, ma sprovvisti di un impianto di ventilazione meccanica controllata.

Esempio muffa 11 - Emu Architetti

Esempio di muffa su pareti e soffitto – foto di Damiano Chiarini

Per quanto diversi e distinti tra loro, i problemi di muffa e condensa dipendono entrambi da una combinazione di temperature interne locali basse, e umidità relativa alta.

Se si conoscono le cause di questi fenomeni, le soluzioni sono in genere semplici; se si interviene in modo empirico, invece, si finisce spesso a peggiorare la situazione.

UNA SOLUZIONE PEGGIORE DEL PROBLEMA

Nel caso specifico del sottotetto, il cartongessista propone un isolamento dall’interno, secondo il principio: “quando c’è condensa, noi facciamo sempre un cappotto interno”.

Analizziamo questa ipotetica soluzione.

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L’ipotesi proposta dal cartongessista, con l’isolamento dall’interno.

La soluzione proposta prevede di realizzare una controparete di 5 cm, con isolamento interno, e con una lastra di cartongesso di finitura.

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Il flusso termico in corrispondenza del nodo tetto-parete, con l’ipotesi dell’isolamento dall’interno.

Il flusso termico in corrispondenza del nodo tetto-parete, effettivamente diminuisce, grazie all’isolamento termico inserito nella controparete.

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Le isoterme nel caso di un isolamento dall’interno.

Se le dispersioni termiche nel nodo tetto-parete diminuiscono, le temperature interne locali sono più alte, con un maggiore comfort termico.

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Verifica agli elementi finiti del rischio di condensa superficiale, secondo UNI EN ISO 13788.

L’isolamento dall’interno elimina il problema della condensa sulla superficie interna della parete, in corrispondenza del nodo tetto parete. Anche dal punto di vista della muffa, la situazione sembrerebbe risolta.

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Analisi di Glaser della parete esterna, secondo UNI EN ISO 13788, nell’ipotesi di isolamento dall’interno con controparete.

Se dal punto di vista locale (nodo tetto-parete) il problema sembra risolto dalla controparete, in realtà il problema della condensa viene semplicemente nascosto. Da un’analisi di Glaser (condensa interstiziale, secondo UNI EN ISO 13788), si evince che l’isolamento dall’interno porta la superficie interna del muro esistente ad avere temperature più basse. Con la controparete interna, il problema della condensa non è più localizzato al solo nodo tetto-parete, bensì è ora diffuso a tutta la parete esterna.

Per fortuna, in questo caso il Committente ha ascoltato il nostro consiglio, e non ha realizzato la controparete.

SE C’E’ PUZZA DI MUFFA, C’E’ LA MUFFA

Neanche a farlo apposta, il secondo esempio della camera da letto dimostra la validità dell’analisi qui sopra svolta per il caso del sottotetto.

In questo caso, l’intervento riguarda una camera da letto, dove era stato realizzato un isolamento dall’interno.

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La camera da letto, con l’isolamento interno, prima della demolizione della controparete – foto Emu

Durante il sopralluogo, la camera da letto presentava un forte odore di muffa, per quanto questa non fosse visibile sulla superficie interna della controparete.

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La demolizione della controparete, con la scoperta della muffa sulla superficie dell’intonaco della parete esterna – foto di Thomas Ficarelli

La demolizione della controparete ha però messo in luce una situazione disastrosa, con muffa presente in modo diffuso sull’intera superficie del vecchio intonaco.

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La muffa presente in modo diffuso su tutta la superficie interna della parete esterna, a dimostrazione dell’analisi di Glaser riportata in precedenza – foto di Thomas Ficarelli

Neanche a farlo apposta, questo esempio ribadisce il medesimo problema del primo caso, dove soluzioni approssimative ed empiriche siano peggiori dei mali che intendono risolvere.

Anche in questo secondo caso, chi ha proposto questa soluzione l’ha fatto in modo empirico (“facciamo sempre così”), senza analizzare il problema dal punto di vista igrometrico, o di tenuta all’aria. Questo non significa che non si possa isolare dall’interno: significa che occorre sapere quello che si sta facendo.

Ci teniamo a sottolineare come la traspirabilità delle strutture sia un parametro largamente sopravvalutato, che descriveremo in un nostro prossimo articolo.

CONCLUSIONI

La salubrità degli ambienti nei quali viviamo deve avere la precedenza rispetto ad altri temi, quali il risparmio energetico. In particolare, un terzo della nostra vita viene trascorso nella camera da letto: se questo ambiente è malsano, sarà causa di malattie a breve e lungo termine.

Voler risparmiare sul professionista tecnico prima, si traduce spesso nello spendere in medicine poi. La scelta è vostra.

Troppo spesso, ci si affida a soluzioni empiriche, secondo lo slogan: “facciamo sempre così, e non abbiamo problemi”. I problemi spesso ci sono, ma nascosti: vedi il caso della muffa nella camera da letto, nell’esempio sopra riportato.

Il problema è ampiamente diffuso, nel settore edile: dagli edifici in Classe A (con problemi di muffa), a interventi di sostituzione dei soli serramenti (con problemi di muffa), a interventi come quelli riportati in questo articolo, dove si isola dall’interno (con problemi di muffa).

La fisica non è democratica: il vostro caso non è speciale.

Per evitare problemi di muffa e condensa in casa, occorre affrontare i problemi con le dovute competenze, o vi troverete a pagarne le conseguenze a breve termine, si in termini economici (lavori da rifare), che dal punto di vista della vostra salute.

 

NOTE

I  calcoli agli elementi finiti e il diagramma di Glaser sono stati eseguiti con software Dartwin.

5 responses to Muffa, condensa e isolamento interno: quando la cura è peggio del male

  1. Pietro Cereda

    Una casistica che ogni tanto ho dovuto vedere e diattere “tecnicamente” è l’evoluzione della controparete, ovvero la controparete con in buchi sia in basso che in alto, questa soluzione scaturisce dopo che la prima evidenzia le problematiche decritte nell’articolo, allora arriva il secondo THERMOpensatore che pensa di ventilare la controparete. Discutere con queste persone è veramente complicato !!!!!!!!

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