Case Passive: sfatiamo i luoghi comuni

Con questo articolo, vogliamo sfatare una serie di luoghi comuni che circolano in merito alle Case Passive.

Prendendo spunto da Elrond Burrell e altri, che hanno compilato un elenco simile elenco per contesti esteri, noi aggiungiamo alla lista alcuni preconcetti propriamente italiani.

La Casa Passiva è uno standard di comfort e di efficienza energetica che sta prendendo piede anche in Italia: il forte interesse per questo tipo di edifici è risultato evidente alle recenti Giornate delle Case Passive, dove oltre cento persone sono venute a visitare il nostro cantiere di Cavriago (RE).

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Una delle Case Passive di Cavriago, durante la costruzione

L’alta qualità costruttiva di questo standard, che non è legata ad una specifica tecnologia costruttiva (casa in legno, muratura ecc.), deriva alle prestazioni dell’involucro termico, anziché dagli impianti.

Non è detto, tuttavia, che questo standard sia sempre la migliore soluzione per ogni tipo di edificio: la scelta deve essere effettuata in base a fattori quali la destinazione d’uso, il ciclo di vita di progetto dell’edificio, ed altri fattori.

Detto questo, veniamo ai luoghi comuni che circolano anche tra professionisti del settore delle costruzioni, che non conoscono a fondo questo standard:

1 – La Casa Passiva è ancora sperimentale

I primi edifici “superisolati” sono stati costruiti, in modo sperimentale, tra la metà degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta, in seguito alla prima crisi petrolifera. Vedi ad esempio il Rocky Mountain Institute, costruito nel 1982-83 a Snowmass in Colorado.

Lo standard passivo è stato successivamente affinato nei primi anni Novanta, ed è rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi venticinque anni.

Non c’è nulla di sperimentale in una Casa Passiva.

Rocky Mountain Institut

Il Rocky Mountain Institute, costruito nel 1982

2 – Costa troppo

Dipende come si calcola il costo.

Prendendo ad esempio una delle due Case Passive di Cavriago. Con le dovute premesse del caso, il maggiore costo iniziale (progettazione+costruzione+direzione lavori) di questo standard arriva indicativamente a 20.000 € di più rispetto ad una casa identica, costruita al minimo di legge, iva compresa. Il costo di gestione, tuttavia, è notevolmente inferiore: circa 1.000 €/anno in meno. In questo, non è però possibile quantificare in termini economici il maggiore comfort e la maggiore salubrità di una Casa Passiva rispetto ad un edificio “standard”.

A breve, pubblicheremo un articolo su questa analisi.

3 – In Italia, la Casa Passiva ”non serve”

Siamo il “Paese del Sole”, con oltre ottomila chilometri di coste. Se però guardiamo i dati, scopriamo che oltre il 40% della nostra popolazione vive in zona climatica E o F.

A Cavriago, ad esempio, i giorni annui di riscaldamento sono 183: un giorno su due, il riscaldamento è acceso!

Quando sentite dire che una cosa “non serve”, provate a chiedere su quali basi viene fatta questa analisi.

4 – In clima caldo, la Casa Passiva non funziona.

Il clima della Pianura Padana è uno tra i più difficili al mondo per progettare edifici che risultino comfortevoli ed efficienti sia in estate che in inverno. Questo è dovuto all’ampiezza dell’escursione termica tra le stagioni, e al tasso di umidità, che rimane alto tutto l’anno.

Detto questo, non c’è veramente alcun motivo per il quale una Casa Passiva non possa essere realizzata anche in questo clima: basta progettarla bene.

Un involucro termico ben isolato, con i dovuti ombreggiamenti (necessari anche per edifici non passivi) risulta molto comfortevole e performante anche in estate.

5 – I ponti termici servono a disperdere calore in estate

Questa convinzione è una stupidaggine, che purtroppo è ancora molto diffusa tra tanti progettisti italiani.

Un ponte termico è una discontinuità dell’involucro termico, dove il flusso di calore risulta maggiore rispetto al resto delle strutture.

Ritenere che il non isolare i ponti termici possa aiutare il “raffrescamento” dell’edificio i estate denota ignoranza in materia. Inoltre, la presenza di ponti termici è una delle principali cause dell’insorgere di muffa e condensa: proporre di mantenere questi punti deboli è da irresponsabili.

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Esempio di analisi di un ponte termico: un pilastro all’interno di una parete esterna.

6 – Ci sono troppe vetrate

La progettazione di una Casa Passiva avviene con un bilancio energetico tra involucro termico e clima del luogo.

Tanto più è freddo il clima, tanto più la casa dipenderà dal riscaldamento gratuito (appunto, “passivo”) dato dal sole, attraverso le finestre.

In climi più temperati, questa necessità di vetrate viene meno, anzi diventa controproducente per il bilancio estivo.

Se la Casa Passiva è ben progettata, la quantità di vetrate è ottimizzata in base al clima in cui questa viene costruita.

7 – Le Case Passive sono troppo ermetiche

Il tema è troppo ampio per venire affrontato in questo articolo: vi invitiamo a leggere i nostri articoli in merito alla tenuta all’aria e alla ventilazione meccanica controllata.

In generale, però, definire un edificio come “troppo ermetico” indica una scarsa conoscenza in tema di comfort (qualità dell’aria interna, assenza di muffa e/o condensa) e di durabilità del fabbricato.

8 – Troppi materiali speciali

Si possono costruire questi edifici impiegando materiali assolutamente standard, disponibili in commercio da decenni.

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Un dettaglio delle Case Passive di Cavriago, realizzate con materiali assolutamente tradizionali.

9 – Solo case in legno

Lo standard passivo non è legato ad una tecnologia costruttiva specifica: esistono Case Passive in muratura, in cemento armato, in legno, in telaio in acciaio ecc..

10 – E’ molto complicata

Se ben progettata, in una Casa Passiva è l’involucro ad essere molto performante: per questo motivo, non è spesso necessario un impianto di riscaldamento di tipo tradizionale (a radiatori o a pavimento). L’eventuale impianto di riscaldamento può essere estremamente semplice, e pertanto facile da gestire.

11 – Richiete molta manutenzione

In generale, l’involucro termico richiede molta meno manutenzione di un impianto. La manutenzione della componente “termica” di una Casa Passiva è quindi generalmente inferiore ad un edificio “normale”.

12 – Troppo rigida

Il primo passo per arrivare a questo livello di comfort ed efficienza energetica è un progetto architettonico consapevole.

Per questo, esistono strumenti di progettazione preliminare che consentono di sviluppare allo stesso tempo il concept architettonico e termico, fino dalle fasi iniziali di progetto.

13 – Le Case Passive sono brutte

Esistono case belle e case brutte. Sul database internazionale delle Case Passive, si possono vedere decine di esempi costruiti in tutto il mondo.

Questo tipo di edificio non ha uno stile architettonico particolare, e la bellezza o la bruttezza del risultato, come per tutti gli edifici, dipende dalla bravura di chi si occupa del progetto architettonico.

14 – …e se salta la luce…

Se salta la luce, una Casa Passiva rimane comfortevole più a lungo, perché è più isolata. Vi invitiamo a leggere il nostro articolo per i casi di blackout.

Passive Houses in Slovakia - 25

Termometro all’interno di una Casa Passiva in costruzione in Slovacchia. Senza impianto di riscaldamento, a febbraio la temperatura è a circa 17°C.

15 – Ventilazione meccanica = polmone d’acciaio

Per garantire il comfort e la salubrità di qualsiasi tipo di edificio, è necessario ricambiare l’aria interna per portare ossigeno ed estrarre vapore acqueo e anidride carbonica. Nel nostro articolo sulla ventilazione meccanica controllata, abbiamo affrontato l’argomento nel dettaglio.

Definire la ventilazione meccanica come un polmone d’acciaio (o espressioni simili) indica ignoranza in materia di qualità dell’aria negli edifici.

Casa Passiva - Cavriago - 16

Modello tridimensionale dell’impianto di ventilazione meccanica controllata di una delle due Case Passive di Cavriago.

16 – In una Casa Passiva, non posso aprire le finestre

Questo è il “principe” dei luoghi comuni: non è assolutamente vero!

Nel caso delle Case Passive di Cavriago, ad esempio, tutte le finestre sono apribili.

17 – Solo per nuove costruzioni

Falso! Molte Case Passive sono ristrutturazioni/riqualificazioni energetiche di edifici preesistenti.

18 – In una Casa Passiva, non puoi avere stanze a temperature diverse

Se l’impianto è progettato bene, questo è possibile anche in una Casa Passiva.

19 – Una Casa Passiva è impossibile da progettare

Una Casa Passiva richiede un progetto accurato e una direzione lavori attenta, tuttavia è assolutamente possibile: esistono già decine di migliaia di edifici passivi nel mondo. In Italia, sono alcune centinaia.

Non è nemmeno necessario che ogni persona coinvolta nel progetto e nella costruzione sia esperta in materia: basta che almeno una lo sia.

20 – Occorre un’impresa molto specializzata

Non è strettamente necessario. Con un progetto esecutivo dettagliato, un capitolato completo e una direzione lavori attenta, è possibile realizzare una Casa Passiva anche con un’impresa che non abbia alcuna esperienza in materia, purché ci sia la volontà di fare bene.

 

CONCLUSIONI

Abbiamo cercato di riassumere i principali luoghi comuni che circolano, in Italia, in merito alle Case Passive e a temi a queste collegati (ventilazione meccanica, tenuta all’aria ecc.).

L’elenco potrebbe continuare: il principale ostacolo è infatti la resistenza culturale di un settore – il mondo delle costruzioni – estremamente tradizionalista.

Una cosa ci conforta: già oggi, le Case Passive sono una realtà anche in Italia.

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