Il solo certificato energetico regionale non basta per garantire la qualità di un edificio

esempio ponte termicoDal punto di vista puramente commerciale, il mercato immobiliare sembra aver recepito il concetto della certificazione energetica degli edifici.

Tuttavia, di per sé il certificato non è sufficiente per garantire il comfort e la qualità dell’edificio: vi spieghiamo perché.

Un esempio: una casa in Classe B Emilia Romagna

Ogni tanto ci viene chiesto di dare una valutazione di massima della qualità di un progetto o di un edificio, che amici, parenti o semplici conoscenti vogliono acquistare.

Abbiamo così modo di visitare molti cantieri o edifici finiti, realizzati da altri, che spaziano dalle ristrutturazioni alle nuove costruzioni: interventi recenti o anche datati. Di tutto un po’.

Di recente abbiamo avuto modo di visitare un cantiere in provincia di Reggio Emilia – zona climatica E – dove i problemi di risparmio energetico riguardano prevalentemente il riscaldamento invernale.

Il progetto, che risale al 2008-09 (periodo pre-crisi), prevede la realizzazione di otto unità residenziali, distribuite in quattro casette abbinate.

I progettisti hanno voluto dare un orientamento verso ovest agli edifici, prediligendo (forse giustamente) l’affaccio verso il bel paesaggio rispetto a problematiche di efficienza energetica complessiva.

L’agente immobiliare che ci ha accompagnato in loco ha dichiarato che l’edificio sarà certificato in Classe B Emilia Romagna. Le crediamo? Non le crediamo? L’edificio è ancora in costruzione, senza serramenti, senza impianti:

non è MAI possibile determinarne la classe energetica di un edificio prima che i lavori vengano conclusi.

Visitare un cantiere prima che vengano realizzate gli impianti e le finiture, tuttavia, consente di rendersi conto dei problemi dell’involucro termico che sta venendo realizzato. In questi casi, non occorre una termocamera per rindividuare i gravi errori di progettazione e di costruzione.

Un ponte termico molto serio

L’esempio che vogliamo analizzare in questo caso riguarda, in particolare, un ponte termico molto serio: un pilastro d’angolo in cemento armato non isolato.

In generale, un ponte termico è un punto debole dell’involucro termico. Sono ponti termici gli spigoli verso l’esterno, i pilastri in cemento armato, gli attacchi dei balconi, del tetto ecc.. Questi punti deboli comportano, in genere, un peggioramento dell’isolamento complessivo dell’involucro, comportano maggiori perdite di calore e portano a fenomeni di muffa e di condensa nei locali della casa. Una progettazione attenta al comfort, e al dettaglio riesce ad eliminare questi difetti, e a garantire soluzioni ottimali.

Ecco la fotografia del dettaglio, con le dovute note:

esempio ponte termico

Ponte termico: pilastro d’angolo in cemento armato non isolato

Per comprendere meglio la gravità del problema, proviamo a ricostruire la situazione in un programma di calcolo agli elementi finiti, per effettuare la verifica delle temperature di progetto (per controllare il comfort termico finale) secondo UNI EN ISO 10211, e del rischio muffa secondo UNI EN ISO 13788.

Il dettaglio costruttivo, in assonometria, risulta così:

Vista assonimetrica

Vista assonimetrica del pilastro d’angolo non isolato

…e in pianta:

esempio ponte termico

Vista in pianta del pilastro d’angolo non isolato

Siamo ora in grado di quantificare scientificamente gli effetti di questo ponte termico.

1. alto consumo energetico dell’edificio e discomfort

In primo luogo, questo difetto comporterà delle dispersioni termiche molto gravi, che aumenteranno il consumo energetico dell’edificio (Classe B?), e che comporteranno una situazione di discomfort per chi abiterà in quella casa. In questa casa, Classe B o meno, avranno freddo.

Ecco la verifica della temperatura interna secondo la norma UNI EN ISO 10211:

esempio ponte termico

Verifica della temperatura di progetto secondo UNI EN ISO 10211

2. rischio di formazione di muffa

In secondo luogo, questo punto debole dell’involucro edilizio comporta un grave rischio di formazione di muffa sulle superfici interne delle pareti d’angolo. Questo rischio è aumentato di molto dal fatto che il progetto non prevede un impianto di ventilazione meccanica controllata, in grado di smaltire l’umidità prodotta ogni giorno in casa.

Il risultato della verifica del rischio muffa, secondo la norma UNI EN ISO 13788, è questo:

5-ponte-termico-muffa-noted

Verifica del rischio muffa secondo UNI EN ISO 13788

La domanda sorge allora spontanea:

L’edificio potrà mai essere in Classe B Emilia Romagna?

La risposta è: probabilmente sì. Probabilmente sarà un edificio in Classe B Emilia Romagna, con tanti problemi di muffa.

Questa situazione, che risulta evidentemente assurda, deriva dal fatto che la certificazione regionale (obbligatoria per legge) non venga ancora gestita come una vera certificazione di qualità dell’edificio nel suo complesso, ma solamente come un bilancio energetico generale. In questo bilancio, le problematiche che abbiamo riportato in questo articolo non vengono affrontate con questo dettaglio.

E’ per questo motivo che esistono certificazioni volontarie di qualità per gli edifici, come ad esempio CasaClima o Casa Passiva, in grado di garantire il comfort delle persone, la qualità degli ambienti della casa e l’effettiva efficienza energetica. Una certificazione volontaria, di per sé, non miglior a o peggiora un progetto ben fatto: se dove progettare casa per voi stessi, è molto più importante che vi rivolgiate ad un progettista preparato che vi segua attentamente dall’inizio alla fine dei lavori. Se invece volete acquistare un immobile, allora queste certificazioni volontarie aggiuntive vi possono dare una vera garanzia di quello che state comprando.

9 responses to Il solo certificato energetico regionale non basta per garantire la qualità di un edificio

  1. Efficienza energetica: l’importanza della Direzione Lavori | Emu Architetti

    […] A conti fatti, le (poche) fuoriuscite di calcestruzzo al di sotto del cassero, come illustrato in queste immagini, comporterebbero un aumento di flusso di calore del 4,2 % rispetto al nodo realizzato a regola d’arte: sull’intero edificio, questo farebbe aumentare il fabbisogno termico dell’intero edificio pari dell’1,0%. E’ tanto?E’ poco? Per un edificio passivo, è tantissimo. Questo è l’ennesima dimostrazione di come la certificazione energetica regionale non garantisca la qualità del’edificio. […]

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