Convegno LEED, Itaca, CasaClima di Aghape

Abbiamo preso parte al convegno LEED, CASACLIMA, ITACA, organizzato il 16 settembre scorso a Castel San Pietro Terme (Bo) da Aghape. Costo: € 30,00 + Iva per persona.

L’incontro, apparentemente imperdibile, si proponeva di instaurare un workshop e una tavola rotonda tra i principali enti di certificazione energetica, ambientale, sostenibile – usate il termine che vi pare – presenti oggi in Italia. Si trattava del primo incontro di questo genere nel nostro paese, un’occasione unica per mettere a faccia a faccia chi si propone, oggi, come garante di qualità nel mondo delle costruzioni. Si aveva finalmente la possibilità di fare chiarezza, ora che il mercato pare inondato da prodotti e sottoprodotti “verdi, verdissimi”, una chiarezza che manca a causa della pesante assenza dello Stato centrale.

Ente organizzatore: Aghape

Tipo di Incontro: Workshop e Tavola Rotonda

Enti intervenuti:
INBAR – Istituto Nazionale di Bioarchitettura
GBC Italia – LEED
iiSBE – Itaca
Agenzia Casa Clima

Costo per persona: € 30,00 + Iva

Gli interventi in mattinata

Non abbiamo preso parte alla conferenza nella mattinata, visto che si trattava di quattro o cinque consueti monologhi pubblicitari di altrettanti sponsor. Certo, gli sponsor hanno tutto il diritto di fare i loro interventi, specialmente se offrono l’evento in corso. Oggi l’evento ce lo siamo pagati noi, per cui ci siamo sentiti liberi di saltare la pubblicità iniziale.

L’evento si è tenuto nel bel paese di Castel San Pietro Terme (Bo), che è stato probabilmente la scoperta più bella dell’intera giornata. Il centro congressi era nuovo di zecca, con un parcheggio ridicolamente piccolo e la classica aula conferenze era gremita, con effetto “stalla”, umidità e mancanza d’aria. Il posto migliore dove perdere una altrimenti bellissima giornata di fine estate.

Il workshop, la tavola rotonda, e altri sogni andati in fumo

Riassumere la nostra frustrazione in merito all’architettura sostenibile – qualsiasi cosa significhi – in Italia e nel mondo, non è lo scopo di questo post. Possiamo però dire che noi abbiamo sognato questo tipo di incontro – LEED + Casa Clima – da almeno due anni, ossia da quando abbiamo fondato Emu Architects. Questo matrimonio, a nostro avviso, s’ha da fare, perchè il mercato italiano ne ha un bisogno disperato. C’è una necessità infinita di chiarezza nel mondo dell’edilizia, di capire chi certifica cosa.

Proviamo qui a riassumere gli interventi del pomeriggio. Questo post non intende dare un’analisi dettagliata di questi strumenti, o un loro confronto. Si tratta, inoltre, di impressioni ricevure ad una conferenza molto noiosa, per cui è più che possibile che qualsosa sia stato frainteso. Invitiamo chiunque a contattarci per correggere eventuali errori. Teniamo anche a far notare come l’intervento dell’INBAR non era inizialmente in programma, mentre non è stato presentato SB100 di ANAB.

INBAR – Istituto Nazionale di Bioarchitettura

L’INBAR è nato a Bolzano, sotto la guida del carismatico Ugo Sasso, scomparso prematuramente un paio di anni fa. La certificazione proposta riguarda soltanto gli edifici, anche se pare che l’Istituto voglia in futuro certificare anche prodotti. L’approvazione del progetto avviene attraverso il conseguimento di trenta obiettivi, tra i dieci obbligatori, venti principali e venticinque secondari. Il risultato è bianco o nero: certificato o non certificato (buoni o cattivi?). Non ci sono classi A,B, C, Oro, Platino, Bravo, Bravissimo ecc. Per quanto la nostra conoscenza di questo sistema sia soltanto superficiale, riteniamo che il mercato sia già oltre questo punto, e che lo schema proposto dall’INBAR debba essere quanto meno aggiornato.

La presentazione, breve e poco entusiasmante, si è limitata a presentare il tipo di certificazione, senza un’interazione di sorta con il pubblico o con i rappresentanti degli altri enti. Workshop? Tavola rotonda?

GBC Italia – LEED

LEED non è intuitivo: è una rottura di palle“.

Con queste parole, Mario Zoccatelli, Presidente del Green Building Council Italia, ha aperto il suo intervento – fotocopia di numerosi altri in passato, come ad esempio quello a Reggio Emilia nella primavera 2010. A nostro parere, ci deve essere un limite anche al livello di informalità dell’evento, all’essere easy going, come direbbe lui (che piazza qua e là qualche parola di inglese, come faceva Celentano quando in RAI dirigeva “Fantastico” negli anni ’80). Ci chiediamo cosa direbbero gli americani, a sentire il loro LEED definito in questo modo. O anche solo a vedere le schermate di presentazione di GBC Italia con scritto “Perchè LEED? Good enough”, che in inglese ha un significato di “appena sufficiente” o addirittura “mediocre”.

In realtà,LEED è molto meglio di quanto sia stato presentato il 16 settembre scorso. E forse le parole di Zoccatelli, la rottura di palle, di riferivano a questo genere di conferenze a senso unico, senza infamia e senza lode.

A nostro parere, l’Italia ha bisogno di LEED, e LEED ha bisogno di CasaClima come certificazione energetica (specialmente per LEED Homes). Ma questo è un parere che va oltre questa conferenza noiosa.

Il resto dell’intervento è stato una classica presentazione del prodotto, con annuncio di una versione italiana di LEED Homes prevista entro il 2010, e l’inizio lavori per LEED Historic Building ad inizio 2011.

iiSBE – ITACA (Istituto per l’Innovazione e Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale

Come ci è stato presentato, il protocollo ITACA nasce ad opera di enti pubblici, quali le Regioni, prendendo spunto dal Sustainable Building Challenge, uno strumento internazionale di valutazione, composto da qualcosa come 240 criteri, nel merito del quale non intendiamo avventurarci.

Lo scopo dichiarato del protocollo è quello di fare chiarezza – una volta per tutte – nella miriade di enti indipendenti che certificano sostenibilità, ecologicità ecc.. La posta in palio è alta: incentivi, sgravi fiscali, premi volumetrici. Quello che gli enti pubblici hanno da offrire. Le singole regioni hanno poi il potere di gestire il processo di certificazione: stando a quanto descritto nella presentazione, in alcune regioni questo viene fatto dall’ARPA, in altre è presente un Registro Certificatori, in altre ancora si va in autocertificazione.

Se lo scopo dichiarato è fare chiarezza tra i troppi enti certificatori, a nostro avviso uscire sul mercato con una nuova certificazione non è coerente. Ancor meno coerente è il metodo di certificazione. Qui può essere stata poco chiara la presentazione in aula. Ma è possibile, coerente, credibile avere un certificato rilasciato allo stesso modo da un ente pubblico da una parte, un professionista dall’altra, e da tuo cugino da un’altra parte ancora? Siamo in Italia: che futuro può avere questo sistema, se non favorire la burocrazia e i furbetti di turno?

Agenzia Casa Clima

Qui il nostro giudizio è di parte, e siamo i primi ad ammetterlo. E, citando Zoccatelli, “è una rottura di palle” avere degli altoatesini che vengano a insegnarci come si costruisce. Perchè se ci fosse un’alternativa italiana altrettanto valida, non ci prenderemmo certo la briga di andare fino a Bolzano a farci spennare ai vari corsi di formazione – costosi – dell’Agenzia.
Presenta Lantschner, Direttore dell’Agenzia, e dobbiamo dargli atto: in tutto il pomeriggio, lui è l’unico ad usare la parola “utente“, la parola “cantiere“, e la geniale, fenomenale, germanicissima parola “controllo“. Perchè tutti questi certificati, ANAB, INBAR, LEED, ITACA, CASACLIMA, rimangono carta straccia se non vengono fatti i controlli durante la progettazione e durante il cantiere. Basta vedere cosa sta succedendo con la certificazione energetica ora obbligatoria per legge: nessuno controlla, e si riescono ad avere certificati validi, validi sulla carta come tutti gli altri, a 50 euro. Se si vogliono creare nuovi posti di lavoro e produrre carta, tutti gli schemi di certificazione vanno benissimo. Se si vuole certificare la qualità di quello che si costruisce, è necessario avere alle spalle un ente coerente che effettui i controlli.

Per quanto coinvolgente, l’intervento di Lantschner si è limitato a fare una basilare opera di convincimento riguardo l’insostenibilità del nostro modello economico. Cita come i valori di efficienza energetica in vigore in Italia nel 2010 siano i medesimi della Svezia del 1975. In quell’anno, nel nostro paese usciva l’Esorciccio.

Commento e critiche.

Le critiche maggiori vanno a chi ha organizzato l’evento. Il prezzo del biglietto, 30 euto più Iva, comprendeva un workshop e una tavola rotonda. Non ci sono stati nè l’uno, nè l’altra. Un workshop è un incontro durante il quale un gruppo di persone intraprende una discussione ed un’attività intense riguardo un particolare soggetto o progetto. Non c’è stato nulla del genere, né ci sarebbe potuto essere, date le alcune centinaia di persone che hanno preso parte all’evento. E nemmeno si può paragonare il question time finale – da noi saltato insieme alla maggior parte dei partecipanti – ad un workshop. La tavola che si prometteva rotonda, si è dimostrata una banalissima scrivania-cattedra, classico elemento da auditorium, dove chi è intervenuto non vedeva che il pubblico. Confronto? Dibattito? Chiacchiere a pagamento! Noi abbiamo pagato per qualcosa che non ci è stato dato. In un mondo ideale, verremmo rimborsati del costo del biglietto.

L’unico plauso per gli organizzatori – poveretti – è di aver portato tutti questi enti in una stessa aula, per la prima volta. La conferenza che ne è nata, è stata di una prevedibile banalità pazzesca, noiosa e inutile, dove ciascuno ha presentato il proprio prodotto. Tutto già detto e ridetto, presentazioni già viste, verde di qua, verde di là. Noi abbiamo saltato la pubblicità degli sponsor durante la mattinata, ed abbiamo pagato per assistere alla pubblicità degli enti nel pomeriggio. Mi vengono in mente molti modi migliori di questo per impiegare 30 euro e un bel pomeriggio di fine estate.

Da notare inoltre l’inutilità dell’intermezzo di musica dal vivo, nel tardo pomeriggio, quando due ragazze hanno allietato con musica di violino le sedie di un’aula vuota, mentre il branco di professionisti è uscito in massa per andare a fumare e fare telefonate.
Non manca un momento di flash-back con il foglio-presenze da firmare, come ai tempi della scuola.

In conclusione: cosa ci siamo andati a fare?

LEED e CasaClima: un workshop vero?

Questi enti certificatori vogliono garantire la qualità degli edifici, a vantaggio degli utenti, di chi investe, e tenere questi al riparo dai tantissimi squali che popolano il mondo delle costruzioni. Questo è l’obiettivo dichiarato di tutti, ma ciascuno per conto suo. Se si vuole continuare a fare sul serio, queste divisioni devono finire. A nostro parere, GBC Italia e l’Agenzia CasaClima dovrebbero avere un continuo workshop a porte chiuse, in privato, per collaborare senza sosta. E discutere, litigare, prenderesi a schiaffi e fare la pace. E uscire fuoricon un programma comune che faccia finalmente chiarezza sul mercato.

Noi, come professionisti, abbiamo bisogno di risultati da mettere in pratica.

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